Non procrastinare: l'attesa non aiuta i ragazzini ad esercitare l'autocontrolloLa tua capacità di resistere ad un biscotto allettante potrebbe migliorare se dovessi attendere alcuni secondi prima di averlo?


L'idea che i bisogni naturali si 'spengano' con il tempo sembra intuitiva, ma una nuova ricerca dimostra che è il ricordare cosa non fare, non il far passare del tempo, che aiuta davvero i bambini a controllare il loro comportamento impulsivo.


I risultati dello studio sono stati pubblicati in Psychological Science.


"I genitori possono essere frustrati nel vedere i bambini comportarsi impulsivamente, anche quando sembrano essere consapevoli di ciò che dovrebbero fare", dice la scienziata psicologa Jane Barker della University of Colorado di Boulder. "Il nostro lavoro può aiutare a spiegare perché chiedere ai bambini di aspettare (dire loro di 'fermarsi e contare fino a 10 prima di agire') non è sempre una strategia efficace per il controllo degli impulsi".


La Barker e la co-autrice Yuko Munakata avevano notato che molti studi precedenti sugli effetti del ritardo sull'autocontrollo dei bambini comprendevano anche messaggi che ricordavano ai bambini che dovevano aspettare prima di rispondere. I ricercatori hanno deciso di testare quale componente (il ritardo o il promemoria) stava in realtà aiutando i bambini ad esercitare l'autocontrollo.


I ricercatori hanno portato 150 bambini di circa 3 anni al laboratorio e li hanno fatti partecipare a un gioco di auto-controllo. I bambini dovevano vedere una serie di scatole bianche, con un quadrato blu sulla parte superiore che segnalava quella che conteneva un adesivo e che doveva essere aperta (tipo un segnale di via libera ='go'), mentre un triangolo rosso indicava che la scatola era vuota e che quindi non doveva essere aperta (segnale di divieto='no go').


Dopo aver appreso le regole e praticato l'attività, i bambini hanno visto una sequenza di 8 scatole, una alla volta. I bambini sono stati assegnati ad una delle 5 condizioni possibili che variavano a seconda che fosse loro chiesto di aspettare oppure che avessero ricevuto un promemoria. Così, per alcuni bambini, quando vedevano una scatola, questa aveva già un quadrato o un triangolo in alto, indicando che potevano dire subito se era da aprire; per altri bambini, questa indicazione è stata posta sulla scatola dopo che la stessa è stata rivelata, introducendo un breve ritardo. E solo ad alcuni bambini venivano ricordate le istruzioni sull'attività ad ogni scatola. I bambini avevano 3 secondi per rispondere ad una scatola, dopo di che i ricercatori rivelavano la scatola successiva nella sequenza.


Come ci si potrebbe aspettare, i bambini più grandi hanno fatti meno errori dei più piccoli nel rispondere, e hanno risposto più lentamente alle scatole 'go'. E i bambini in generale erano più precisi nel rispondere alle scatole 'go' di quelle 'no-go'.


È importante sottolineare che i risultati indicano che i promemoria erano una componente decisiva nel promuovere l'autocontrollo: i bambini che avevano ricevuto un promemoria in anticipo andavano meglio nell'astenersi dall'aprire le scatole 'no-go' di quelli che non avevano ricevuto un promemoria. Al contrario, la capacità dei bambini di inibire la risposta non sembrava beneficiare dell'attesa prima della risposta.


In definitiva, i risultati non hanno mostrato alcun vantaggio dal posticipare la risposta. "I nostri risultati suggeriscono che una pausa prima di agire non aiuta a resistere alle tentazioni, se non ci vengono in qualche modo ricordati i nostri obiettivi", spiega la Barker. "Capire perché i bambini sono così impulsivi, e quali interventi funzionano e non funzionano potrebbero informare i tentativi pratici di migliorare il controllo inibitorio che è generalizzato tra le popolazioni".


Secondo la Barker, gli interventi efficaci basati sui promemoria potrebbero richiedere di formare gli individui sulla ricerca di indizi concreti che ricordano loro cosa devono fare o organizzare situazioni in cui gli stimoli sono sempre presenti: per esempio, portare un orologio per la forma fisica può contribuire a ricordare gli obiettivi di benessere a lungo termine, oltre a monitorare i passi, la frequenza cardiaca o le calorie bruciate.


I ricercatori fanno notare che sarà importante indagare come i processi orientati agli obiettivi cambiano nell'infanzia e nell'età adulta. Le strategie che funzionano per i bambini possono essere inefficaci o addirittura compromettere il rendimento nei ragazzi più grandi e negli adulti. Testare fattori diversi in una gamma di età, attività e contesti può far luce sul modo in cui potrebbero essere applicate strategie largamente basate sui promemoria.

 

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Questa ricerca è stata finanziata in parte dal National Institutes of Health.

 

 

 


Fonte:  Association for Psychological Science (>English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti
: J. E. Barker, Y. Munakata. Time Isn't of the Essence: Activating Goals Rather Than Imposing Delays Improves Inhibitory Control in Children. Psychological Science, 2015; DOI: 10.1177/0956797615604625

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