Piove sul bagnato: i ragazzi ricchi sono più competitivi?www.colourbox.comCinquanta ragazzi e ragazze di prima superiore sono seduti davanti a un computer in una grande sala. Gli alunni sono arrivati in bus dalla loro scuola scelta a caso, alla «Norwegian School of Economics» (NHH) di Bergen.


Sono alcuni dei 523 alunni quindicenni che partecipano a un progetto di ricerca del Choice Lab della NHH senza sapere che lo studio si concentra sulle differenze di genere.


Sono stati invitati a trascorrere una giornata al NHH, dove viene chiesto loro di fare delle scelte finanziarie. Essi sono anche invitati a fare il test della personalità «The Big Five Inventory».


La sala computer è un laboratorio, e gli alunni sono in procinto di fare esercizi di matematica su cui possono fare soldi. Se ottengono gli stessi punti della media guadagneranno 50 corone norvegesi nel primo turno. Nel secondo turno, possono guadagnare una corona norvegese per ogni risposta esatta; questa è la scelta sicura. Ma possono anche avere l'occasione di dare una soluzione migliore all'esercizio rispetto alla media e guadagnare tre corone per ogni risposta giusta. Se non lo fanno, non ottengono nulla.


Non ci sono differenze di genere negli alunni quando si tratta di credere nelle proprie competenze, che spesso si trovano al di fuori della Scandinavia. Ma mentre il 51 per cento dei ragazzi ha scelto l'ultima alternativa - quella competitiva - solo il 31 per cento delle ragazze ha fatto lo stesso.


"Il risultato è sorprendente", dice Bertil Tungodden, uno degli economisti comportamentali che ha eseguito lo studio e responsabile progetti al The Choice Lab. "In termini di competitività le differenze di genere in Norvegia sono uguali agli altri luoghi del mondo".

 

Classe e cultura hanno importanza

L'esperimento di laboratorio sul genere e la competitività di Bergen è ispirato a un analogo studio americano del 2007, dove il 73 per cento degli uomini ha scelto di competere, contro solo il 35 per cento delle donne. Questo era uno studio approfondito nel campo dell'economia comportamentale e studi simili sono stati successivamente effettuati in diversi paesi. Uno di tali studi, molto noto, è stato condotto tra la gente Masai in Tanzania, che appartiene ad una cultura fortemente patriarcale, e tra il popolo Khasi in India, che è un gruppo matrilineare. Tra il popolo Maasai gli uomini erano più competitivi. Ma tra il popolo Khasi le donne erano più competitive, anche leggermente più competitive rispetto agli uomini Maasai.


"Sulla base di queste scoperte si è sostenuto che la competitività è determinata dalla cultura", dice Tungodden. "Una cosa è confrontare culture che sono estreme in termini di differenze di genere, ma che succede nelle società con più parità di genere nel mondo? Se le misure della parità di genere sono valide per quanto riguarda la competitività, le differenze di genere dovrebbero essere più piccole in paesi come la Norvegia".


Questo, tuttavia, non è il caso. Nello studio, Tungodden e i suoi coautori si concentrano sul fatto che la Norvegia è il paese del mondo con la migliore parità di opportunità tra i generi. "Abbiamo uno dei mercati del lavoro più segregati per genere, quindi ovviamente non abbiamo una completa parità tra i generi. Così, forse, stiamo dando troppa importanza a questo punto. Forse esageriamo un po'. Ma il «Gender Equality Index» dell'ONU osserva delle cose che sono abbastanza particolari per la Norvegia", dice Tungodden.


L'esperimento di laboratorio è stato poi collegato alle informazioni sull'ambiente familiare degli alunni. Ed è quindi diventato chiaro che la classe è un fattore importante in termini di competitività dei ragazzi. I ragazzi provenienti da famiglie con uno status socio economico basso erano sullo stesso livello delle ragazze provenienti da un contesto simile. Solo tra quelli provenienti da famiglie con un elevato status socio economico c'era una grande differenza di genere. I ragazzi ricchi sono più competitivi.

 

Nato così o diventato così?

Anche se alcuni studi hanno dimostrato che sia la classe che la cultura sono fattori decisivi, Tungodden e gli altri ricercatori sostengono che è assolutamente necessario capire se il divario di genere in materia di competitività ha a che fare con una bassa autostima delle donne ("mancanza di legittimazione femminile"), o se ci sono differenze biologiche innate che giocano per rendere le donne meno competitive.


Se la biologia è il fattore determinante ci sono conseguenze per la politica, dicono i ricercatori. "La formulazione è forse un po' forte. Il nostro punto è che se la differenza di competitività è il risultato di donne che vengono discriminate o oppresse, questo legittima la politica a tentare di bilanciare questa differenza. Tuttavia, se le nostre scoperte riflettono principalmente differenze biologiche di base, la sfida diventa come relazionarsi a questo. Naturalmente non è mai solo uno o solo l'altro. Crediamo che siano in gioco qui sia la cultura che la biologia", dice Tungodden.

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Fonte: Ida Irene Bergstrøm in Information Centre for Gender Research in Norway (>English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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