Facebook ha creato una generazione di "spin doctor egocentrici"?Sia che piaccia, sia che sia odiato, 10 anni dopo il giorno della sua fondazione (4 febbraio 2004) non si può sfuggire a Facebook, e per una generazione di ventenni digitali nativi esso ha contribuito a creare una cultura del narcisismo, dice il professore Victoria Mapplebeck della Royal Holloway University di Londra.


"Come facciamo a curare la nostra vita online? Quanto siamo sinceri nella nostra vita sui social media? I profili e i messaggi di Facebook sembrano spesso inesorabilmente ottimisti. Creiamo un avatar della nostra vita, un avatar che è più magro, ha più amici, una vita amorosa migliore e un lavoro migliore di quello che abbiamo", dice.

 


"Siamo diventati gli spin doctors di noi stessi e vogliamo costantemente che la gente scopra che cosa sta succedendo nella nostra vita, dalle decisioni e scelte incredibilmente banali a quelle personali che sarebbero state in altri tempi private".


Lo studioso, che è esperto di media interattivi nel «Department of Media Arts» della Royal Holloway, ha cercato di capire se l'essere costantemente sotto i riflettori dei social media - dove nulla è davvero mai cancellato - cambia radicalmente l'esperienza di crescere e come ritraiamo noi stessi. "C'è solo un bottone «mi piace» su Facebook, non c'è posto per descrivere le nostre carenze, solo lo spazio per dipingere un ritratto piuttosto superficiale e idealizzato della nostra vita digitale", dice.


Ma Victoria dice di essere stata turbata nel sentire che Facebook ha rivelato di avere allo studio un bottone «simpatia», così che gli utenti possano rispondere ai post di cattive notizie, rotture di relazioni, battute d'arresto di carriera o malattie. "Come riuscirà Facebook a rispondere in futuro all'intera gamma delle emozioni umane? Tutte le nostre emozioni possono essere trasformate in opzioni selezionabili? E' possibile che la tecnologia possa soddisfare le richieste che le affidiamo?"


Victoria si chiede quanti dei nostri amici di Facebook in realtà vediamo di persona e quanto ci preoccupiamo di quello che stiamo leggendo di queste persone. Essa dice: "Sarà sempre più veloce accedere a Facebook che organizzare un incontro con gli amici di persona o anche di chiamarli al telefono. Ma prendendo all'infinito la scorciatoia digitale, forse stiamo cominciando a pretendere di più dalla tecnologia e meno gli uni dagli altri".

 

 

 

 

 


Fonte: University of Royal Holloway London.

Pubblicato in rhul.ac.uk (>English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Il contenuto di questo articolo non dipende da, nè impegna la Biblioteca Comunale di Altivole. I siti terzi raggiungibili da eventuali link contenuti nell'articolo sono completamente estranei alla Biblioteca, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.