Biblioteca Comunale di Altivole

Servizi alla cultura e alla persona



L'Architetto

 CarloScarpa- fuma

Carlo Scarpa era poco più che sessantenne all'epoca dell'incarico per la tomba Brion. Era nato nel 1906 a Venezia; il padre era maestro elementare, la madre, sarta, morì prematuramente quando egli aveva tredici anni.

Si diplomò alla Regia Accademia di Belle Arti a Venezia e iniziò la carriera didattica come assistente dell'architetto e ingegnere Guido Cirilli (collaboratore di Giuseppe Sacconi, autore dell'Altare della Patria a Roma).

Fu tra i primi docenti dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia da poco fondato (1926) e in esso insegnò ininterrottamente ricoprendo negli ultimi anni anche la carica di rettore.

Il suo lavoro è particolarmente importante e apprezzato a livello mondiale perché libero da intellettualismi e da ingabbiamenti teorici; egli perseguì la massima espressività della forma, la coerenza tra il progetto e le operazioni necessarie alla sua realizzazione, l'esaltazione delle qualità estetico sensibili dei materiali e del loro mutare nel corso del tempo, dopo il completamento dell'opera e una stretta continuità con il lavoro tradizionale dell'architetto.

CarloScarpa- leggeCarlo Scarpa fu eccezionale didatta in una scuola, lo IUAV, che passò da un'esperienza formativa ad personam propria dell'atelier a quella dei grandi numeri e dei corsi di studio frequentati da centinaia di allievi.

Il suo particolare approccio all'insegnamento era la naturale conseguenza dell'attività progettuale, costantemente basata sull'uso intensissimo del disegno (l'Archivio Scarpa conta attualmente quasi trentacinquemila elaborati conservati in parte presso il MAXXI di Roma e in parte presso l’Archivio di Stato di Treviso) e sulla profonda conoscenza dei materiali e delle varie tecniche esecutive acquisite nella stretta collaborazione con artigiani, maestri vetrai, falegnami e, in genere, con gli esecutori delle opere.

In maniera certamente inattuale ma per noi necessaria, Scarpa ha mostrato che esiste uno stretto rapporto tra corretta ideazione e corretta esecuzione, così come si conviene a un prodotto che deve essere attraversato fino dalla sua nascita da un unico animus.

CarloScarpa - Tomba sua e moglieQuesta attenzione per la totalità del processo attraverso il quale l'opera viene a realizzarsi gli permise di penetrare profondamente la conoscenza dell'arte moderna e, soprattutto, di quella antica; grazie a ciò egli è unanimemente considerato il più insigne progettista di musei e di eventi espositivi (mostre temporanee, allestimenti) del secolo scorso.

La Gipsoteca Canoviana (Possagno, TV), il Museo Correr e la Querini Stampalia (Venezia), la Galleria civica di Castelvecchio (Verona), la Galleria Nazionale di palazzo Abatellis (Palermo), solo per citare le opere più note, sono considerati capisaldi della cultura architettonica e museale e hanno guadagnato nel tempo uno status tale da poter essere paragonati alle opere in essi custodite, così da divenire essi stessi meritevoli di conservazione e di tutela.

Lo spessore senza tempo della cultura e dell'opera di Scarpa ha preservato la sua architettura e gli oggetti da lui progettati dalla naturale obsolescenza cui sono soggetti i prodotti del nostro tempo che da moneta corrente (cioè da opere riconosciute) passano velocemente a insignificanti rottami.

Questo suo essere profondamente nel tempo restando al di fuori delle mode effimere e la sua opera così inattuale certamente interessarono i Brion, tanto da spingerli a commissionargli la tomba di famiglia, che doveva restare, durare e parlare a tutti della condizione umana.

 

A destra la tomba di Carlo Scarpa e della moglie che per loro volontà son stati tumulati (in verticale) nel cimitero di San Vito di Altivole, a fianco (ma appena fuori) della tomba Brion.

 

Il Designer

I tavoli di Carlo Scarpa alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia:

 

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Fonte: Estel.com

Il Paesaggista

CarloScarpa - Tomba - paesaggio

Il giardino del complesso monumentale Brion a San Vito di Altivole

 

L’espressione “luogo dei morti”, può essere un giardino. [..] Volevo dimostrare come si dovrebbe operare nel campo sociale, cittadino, per far capire alla gente che cosa potrebbe essere il senso della morte, il senso del perenne, del transeunte […]”.(Carlo Scarpa, estratto dalla Conferenza di Vienna del 16 novembre 1976)


Per il Complesso Monumentale Brion Scarpa realizzò circa 1900 disegni conservati presso il Centro Studi Carlo Scarpa dell’Archivio di Stato di Treviso e dalla cui consultazione si evince che la componente botanica ha sempre rivestito per Scarpa un ruolo di primo piano, un elemento perfettamente integrato al discorso architettonico. Gli inserimenti botanici rivelano infatti la loro forza specialmente come forme volumetriche compositive e per i segni grafici che se ne possono ottenere.


Ecco quindi che i cipressi dell’entrata sono un fascio di strette linee svettanti verso il cielo visibili fin dall’esterno del Complesso. La Picea abies pendula dell’Arcosolio e i cedri dei Propilei sono utilizzati per il loro accentuato portamento arcuato e ricadente, a sottolineare la vocazione di raccoglimento e introspezione del luogo. Alla vegetazione sono deputate funzioni ben precise e spazi circoscritti: sono puntuali sottolineature simboliche degli episodi architettonici, compatte masse volumetriche per le fioriere e le aiuole o incursioni tra i setti delle murature.


L’attenzione per la materia vegetale faceva parte della sua straordinaria ‘memoria creativa’ che portava Scarpa a trarre ispirazioni e suggestioni dai più vari linguaggi artistici e dalle differenti culture, affascinato in particolar modo da quelle dell’Estremo Oriente.

CarloScarpa- profiloIn alcuni suoi giardini vi è un rimando culturale, al concetto di ’Hortus conclusus’, e in altri a quello, non solo orientale, di ‘paesaggio preso a prestito’, quale integrazione del paesaggio circostante all’interno dell’opera architettonica.


Nel Complesso Monumentale Brion assistiamo ad una perfetta sintesi tra i due linguaggi: un’alta mura perimetrale ha la funzione di creare uno spazio di raccoglimento e meditazione (Hortus conclusus), e, in egual modo seleziona e cattura la vista esterna sulla chiesa parrocchiale (riferimento religioso) e sui colli asolani più in lontananza (‘paesaggio preso a prestito’ e riferimento agli sfondi della pittura veneta).


Ritroviamo questa ‘fusione’ culturale anche a livello botanico dove uno degli elementi vegetali più incisivo e simbolico della la cultura occidentale, rappresentato dal gruppo degli 11 cipressi dell’entrata, dialoga senza cesure con i bambù e i fiori di loto collocati nella della vasca del padiglione.


Della particolare attenzione di Scarpa per la componente vegetale è emblematico che per gli inserimenti verdi, preceduti da attenti studi progettuali, realizzati per valutarne la forma compositiva e volumetrica, Scarpa avesse visitato personalmente i vivai toscani e scelto quelle piante che gli consentissero di ottenere esattamente l’effetto immaginato.


Altrettanto significativa è la decisione di Scarpa di inserire alcuni elementi botanici fin dai primissimi tempi del cantiere, per una crescita simmetrica del verde con le architetture e accelerare così i tempi del risultato finale. Alla fase iniziale di cantiere, negli anni tra il ’70 e il ’72, si possono far risalire le piantagioni più significative che si riveleranno determinanti per l’assetto futuro del Complesso.


In questa fase vengono messi a dimora innanzi tutto gli 11 cipressi del Orto dei cipressi, (Scarpa dovette far realizzare dei casseri di legno provvisori per rialzare il terreno al livello previsto dal progetto) e, a seguire, i due cedri (Cedrus atlantica glauca var. Pendula) sull’accesso ai Propilei. Questi cedri furono scelti da Scarpa per il loro particolare portamento ‘bidimensionale’ e ricadente, allo scopo di sottolineare con un velo verde l’effetto simbolico di tra-passo al luogo dei morti.

CarloScarpa- giacca bianca
Sono da annoverare sempre tra queste prime piantagioni anche

  • gli arbusti (Cotoneaster orizontalis) posti nella fioriera del setto tra l’area Brion e il cimitero comunale (a sinistra dei Propilei),
  • la conifera piangente (Picea abies Pendula) ‘vedova dolente’ dietro l’Arcosolio,
  • alcuni arbusti, tra cui un glicine, nella fioriera a sbalzo sulla vasca del Padiglione sull’acqua (e probabilmente anche la conifera del Padiglione),
  • la siepe di libocedri (Libocedrus decurrens) nella zona dietro il muro della sagrestia (per schermare la vista sul retro delle cappelle del cimitero comunale e che viene sempre rappresentata in una forma estremamente geometrica e squadrata, con l’indicazione “quota finale siepe 2,59”),
  • un arbusto ricadente (Cotoneaster salicifolia pendula) nella fioriera ricavata nell’angolo nord-est della copertura del Tempietto (a tale proposito nei disegni troviamo il significativo appunto di Scarpa: ‘chiesa per morti ma fiorita’),
  • e una ginestra (Genista sp.) in una fioriera triangolare dietro al Tempietto.


Nei due anni successivi, tra il ‘72 e il ’74, verrà completato l’inserimento della componente botanica, ad esclusione delle piante acquatiche della vasca del Padiglione, messe a dimora su indicazione del paesaggista toscano Pietro Porcinai “il giorno di San Giuseppe - il 19 marzo 1978, onomastico del defunto signor Brion” (L. Latini).

 

Bibliografia

 

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Fonte: Fondazione Querini Stampalia

 

 

 

Testi: Guido Pietropoli e Camilla Zanarotti
Foto: Enrico Renai, Guido Pietropoli, Luciano Svegliado, Lino Bettanin e Mario Toselli
Traduzione Inglese: Stephen Pastorello

Si ringrazia: Guido Pietropoli, Ennio Brion, Camilla Zanarotti, Giuseppe Marcolin, la famiglia Albertini, la Fototeca Carlo Scarpa (Vicenza)

 

 

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