Biblioteca Comunale di Altivole

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Socializzazione dei bambini


Dal punto di vista pedagogico, il bambino che socializza si trova in condizioni avvantaggiate rispetto al bambino timido. La stessa capacità e possibilità di comunicare con le persone, adulte e piccole, fa si che possa aumentare in lui la fiducia in se stesso, vivendo l’esperienza della socializzazione-comunicazione-amicizia, in maniera più stimolante.

Ci sono anche bambini che per scelta o per temperamento decidono di voler essere riservati, solitari, di dedicarsi allo studio, all’attività sportiva, e mostrano poco interesse alla vita collettiva, rifiutandosi di andare anche alle feste di compleanno; ma fondamentalmente un bambino solo, senza amici, è un bambino infelice.

I bambini comunicano con il mondo, con gli altri, sin dal momento della nascita, attraverso il pianto, il seguire lo sguardo della madre, il sorridere a tutti, questo fino all’ottavo mese, periodo nel quale si realizza il distacco dall’allattamento, dalla madre oggetto amore ed odio, il piccolo piange nel non vederla, perché ora la riconosce totalmente, e non solo per una questione di associazione voce, profumo, calore.

Il rapporto amore ed odio che si viene a creare nei primi mesi di vita, rifacendoci alla teoria della Klein, è fondamentalissimo, in quanto costituisce le basi per il rapporto sociale con gli altri, un rapporto fondato sulla fiducia, sull’autonomia. I bambini che non hanno potuto formare un rapporto emozionale, spesso a causa dell’incuria emozionale da parte dei genitori, avranno grosse difficoltà nelle relazioni future sociali, e dunque non solo timidezza, ma personalità bordelaine, autistica, rifiutano le relazioni, considerandole inutili, spesso perchè si scopre e si ha vergogna dell’essere incapaci di relazionarsi, incapaci di affrontare determinate situazioni, di reagire, o anche spesso a causa di un rapporto genitoriale troppo protettivo, ossessivo, dipendente.

Un bambino che pende dalle labbra dei genitori, non è un bambino autonomo, crescerà in maniera irresponsabile ed incapace di crearsi un suo spazio, ma ricorrerà sempre ai genitori che devono dargli conforto, protezione, ma che dovrebbero dargli anche l’opportunità di saper fare da solo, tale da mettersi alla prova ed acquisire un minimo di fiducia in se stessi.

La fiducia, la conoscenza di sé, sono le fondamenta della socializzazione, non solo è proprio attraverso essa che si conosce meglio se stessi, l’altro, comunicando, confrontandosi. Ciò, poi, non è molto lontano, dal mondo degli adulti. Un bambino che socializza, viene considerato vivace, simpatico, e spesso ha le caratteristiche di:

  • chi è bravo a scuola
  • di chi esteticamente è più carino
  • di chi è maturo
  • spesso è più simpatico l’ultimogenito, perché il primo figlio è colui che si dedica allo studio, al lavoro
  • la simpatica è connessa solitamente anche alle abilità, al saper fare qualcosa di particolare, per meravigliare, per incuriosire, per essere accettato.

Ma ovviamente non sono categorie da rispettare, è solo un dato statistico.

La socializzazione è qualcosa che si apprende come qualsiasi cosa, il bambino deve anche imparare a socializzare, a comportarsi bene secondo canoni dettati dalle circostanze, deve sapere che per esempio a tavola si debba comportare in un determinato modo, che quando si trova in compagnia occorre un altro comportamento.

Certo la socializzazione non deve essere confusa con la buona educazione intesa buon comportamento, ma anche sapere come agire, è importante per socializzare.La società detta delle regole, pertanto bisogna saper socializzare e per saper socializzare occorre possedere capacità sociali che si apprendono col tempo.

Capacità come:

  • Comunicativa: un bambino che assume un comportamento antisociale, è perché probabilmente è incapace di esprimere i propri desideri, bisogni con le parole, infatti agisce con le azioni, tipo strappare il giocattolo dalle mani del compagno. Da parte dei genitori, educatori, ci deve essere stimolo alla comunicazione con le parole.

  • La fiducia in se stesso: il bambino che ha fiducia in se stesso, e forse possiede anche un certo grado di maturità, non avrà difficoltà nell’iniziare una comunicazione, rompendo il ghiaccio, chiedendo per esempio all’altro se vuole giocare con lui, e da quel gioco nasce cosa dopo cosa.
    Ovviamente questo può accadere quando il bambino ha i suoi 3-4 anni, quando è più piccolo comunica con i gesti, ma lo stesso strappare il pupazzo dalle mani dell’altro bambino è un modo per rompere il ghiaccio, come tendere le braccia verso la vicina di casa, è il suo modo di comunicare, di iniziare la socializzazione.
    Il bambino delle elementari rompe il ghiaccio chiedendo al compagno per esempio lo scambio di figurine, o di essere prestato la penna rossa,nella comunicazione c’è sempre il soggetto attivo che è colui che ha l’iniziativa, chiede al fine di iniziare un rapporto, e chi è passivo, che è colui che subisce ma che risponde, interagendo entrambi in uno stesso campo di interazione, dove non c’è più mittente e destinatario, ma entrambi sono attivi.

  • Comunicare con gesti pacifici: il bambino piccolo comunica l’affetto verso l’altro tendendo la mano e accarezzandogli la faccia, gli tocca i capelli, il ciuccio, tocca con il dito l’orsetto disegnato sulla maglia, l’altro può rispondere nello stesso modo, come può rispondere reagendo in maniera aggressiva perché geloso delle sue cose e teme di essere derubato, questa è una comunicazione spontanea, automatica, ma istintiva.
    Quando il piccolo crescerà e concepirà concetti come “il mio, il tuo”, o cosa significa essere amici, tenderà la mano verso l’altro per stringerla e mettersi in fila assieme all’uscita della scuola, come per non perdere di vista l’altro, o reagire in maniera impulsiva ma intenzionale se vede qualcosa che lo possa offendere, o se qualcuno ha rubato un suo pennarello.

  • Spartizione dei giochi e degli spazi e dunque rispetto, condivisione: il bambino in diverse circostanze si trova a dover dividere le sue cose con gli altri, perché dorme assieme ad un altro fratellino o sorella e quindi divide la stanza con tutti gli oggetti, perché alla materna è in cerchio seduto a terra con tanti altri bambini che mettono al centro le mani per prendere le costruzioni, perché alle elementari divide l’aula, il materiale comune come gessetti.
    Occorre trasmettergli la concezione che tutto è di tutti, e pertanto bisogna averne cura, rispettare quella cosa o quell’ambiente, fare in modo che tutti possano usarla, associando logicamente alla motivazione. Spiegargli sempre il perchè dovrebbe condividerle con gli altri, tante sono le risposte che spesso vanno ad abbracciare l’aspetto morale, ma anche socio-economico dei suoi compagni: tipo dare la possibilità al compagno che non può avere il giocattolo a casa perché il papà non lavora, di trattenerlo tra le braccia un po’ di tempo in più.

  • Trasmettere il rispetto del proprio turno: ovunque ci si trovi bisogna rispettare il proprio turno, mettendosi in fila alla posta, aspettare il proprio turno di lavoro, il proprio giro di corsa, il saper raccontare al papà cosa si è fatto durante la giornata, l’alzare la mano per dire la propria, rispettando ed ascoltando prima cosa l’altro compagno o la maestra ha da dire. Il trasmettere il rispetto del turno presuppone il rispetto delle regole per stare bene assieme.

  • Il rispetto dei ruoli: fare il bambino e non il genitore o la maestra e dunque rispettare gli adulti, gli anziani, il ruolo che si tende a darsi nei giochi, anche spesso se li scambiano.

  • Trasmettere un rinforzo positivo, è una buona strategia per interagire positivamente con gli altri, tipo mostrare l’approvazione nei confronti degli amichetti, organizzare feste a casa per conoscerli e spronare la socializzazione.

  • Socializzare, significa anche aver rispetto di se stessi in quanto igiene, ci si debba presentare all’altro pulito, a scuola bisogna andare puliti e profumati, e dunque trasmettere le buone norme dell’igiene, lavarsi le mani prima di mangiare, lavare i denti dopo aver mangiato, pulire lo spazio sporcato, pettinarsi. Possedere l’igiene, la cura di se e delle proprie cose, è anche avere rispetto dell’altro.

 

Dott.ssa Emanuela Cimmino

Fonte: Il Portale degli Educatori Professionali